Psicologo Tarasi a Varese

  • Servizio di ascolto, Servizio di Consulenza;
  • Sostegno psicologico, Consulenza terapeutica;
  • Psicodiagnostica Rorschach.

Durante la mia attività di sostegno psicologico e consulenza, accolgo nel mio studio, giornalmente,  persone che chiedono una valutazione psicodiagnostica.

Cos’è la valutazione psicodiagnostica?

La valutazione psicodiagnostica costituisce la base della competenza professionale e della pratica in psicologia clinica.
La valutazione psicodiagnostica è una procedura specializzata per identificare e differenziare i sintomi di una persona, migliorare l’accuratezza diagnostica e fornire informazioni sulla sua esperienza quotidiana. Attraverso il colloquio clinico conoscitivo o utilizzando test oggettivi e proiettivi, è possibile valutare accuratamente i sintomi di una persona basati su criteri diagnostici definiti, fornendo in definitiva chiarezza, tranquillità ed eventualmente consigli sul percorso da seguire. Questo processo viene talvolta definito anche diagnosi psicologica o “valutazione psicodiagnostica”.

Importanza della diagnosi

È importante per lo psicologo come professionista della salute mentale conoscere ed utilizzare in modo efficace le procedure per poter valutare il livello di salute e benessere psicologico di una persona. Una diagnosi è solo il primo passo nella valutazione e non corrisponde necessariamente alla prognosi. Sono necessarie informazioni sulla diagnosi per un’efficace pianificazione del trattamento, cure cliniche, per facilitare la comunicazione tra i professionisti, utilizzare i risultati per la ricerca in modo da migliorare la conoscenza sui disturbi mentali. In sostanza, la diagnosi è il primo passo nel complicato processo terapeutico della persona (Ninan, 1990). Ninan (1990) ha indicato che a livello base “un sistema di valutazione psicodiagnostico dovrebbe servire ad un certo numero di funzioni: funzione di prevenzione, di chiarimenti circa la confusione che si può creare sullo stato della propria salute psichica e nella comunicazione di tale stato tenendo conto dei sintomi nell’ambito di variazioni individuali; aiutare nella definizione del problema per il trattamento in ambito clinico; e possedere una certa capacità predittiva”.

Obiettivi della valutazione.

La valutazione psicodiagnostica è percorso conoscitivo necessario quando una persona avverte, tra gli altri, sintomi ansiosi, depressivi, da stress, mancanza di motivazione, iperattività, disturbi del sonno, disattenzione, dipendenza. Una valutazione diagnostica o psicodiagnostica può probabilmente fornire informazioni utili sia alla diagnosi ma anche su come aiutare la persona (ad es. il tipo di trattamento ). Per le persone che sono già in trattamento, la valutazione psicodiagnostica può fornire al terapista ulteriori informazioni per guidare il trattamento sulla via della comprensione e della guarigione.

In cosa consiste la valutazione psicodiagnostica?

Nella valutazione psicodiagnostica la serie iniziale di domande che riguardano la sfera personale ha lo scopo di rendere l’idea di come il paziente funzioni in termini generali. Lo psicologo pone quindi alcune domande che possano aiutare la persona a dare descrizioni specifiche del suo attuale funzionamento emotivo e comportamentale. Se la persona si sente a suo agio e con una forte motivazione ed enfasi sulla propria storia, queste domande hanno lo scopo di far iniziare il processo di sviluppo per una comprensione globale della natura e delle ragioni della malattia o del proprio disagio mentale. Dopo aver completato queste interviste, il paziente è programmato per la valutazione psicodiagnostica pre-trattamento. La fase di trattamento inizia al momento che sin fornisce alla persona i risultati e le conclusioni della prima valutazione. A seconda della natura della malattia, possono essere condotte valutazioni intermedie per determinare i progressi del trattamento.

Disturbi mentali

Nel Manuale Diagnostico (DSM-5) ogni disturbo mentale è descritto come modello dì comportamento di rilevanza clinica (che necessita di intervento psicologico terapeutico) che comporta disagio, compromissione di più aree di funzionamento, limitazione della libertà o disabilità. Se una condizione non comporta tali limiti esistenziali non è possibile definire tali entità disturbo.
Secondo il DSM- 5 ( APA; Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali; 2018 rev.) sono sintomi osservabili nel comportamento dell’individuo. Il DSM-5 espone questi disturbi: disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbo di panico, disturbi dissociativi, disturbi da somatizzazione, disturbi di personalità, disturbo degli impulsi, disturbo da stress, disturbi dell’umore etc…

Altre situazioni che non rientrano nella definizione di disturbo ma che meritano attenzione in quanto fanno riferimento alla struttura dell’Io e alla personalità dell’individuo, sono: mancanza di autostima, disagio o crisi esistenziale, disturbi della motivazione, gestione della rabbia e controllo degli impulsi, disturbi della relazione.

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